
La Cappella di S. Giacomo,
la più bella testimonianza del passato splendore di Vicovaro è
considerata, non a torto, uno dei più significativi esempi architettonici
e scultorei del periodo di transizione (sec. XV) che questa zona presenti.
L'edificio, voluto da Giovanni Antonio Orsini
(+1456) Signore di Vicovaro e Conte di Tagliacozzo per farne
un sacello destinato a ricevere le tombe della "Ursina progenies",
venne dedicato ad un Santo, Giacomo, di cui da generazioni gli Orsini
di questo "ramo" portarono il nome.
Venne costruito proprio qui, a Vicovaro, uno dei luoghi più importanti
dei feudi orsiniani: la sua posizione al limite tra lo Stato della Chiesa
ed il Regno di Napoli, cui si saldava attraverso il passaggio di Tagliacozzo,
ne faceva uno dei più prestigiosi e potenti luoghi lungo la Via Valeria
(nelle foto: a sin. il tempietto dopo il restauro ed a destra prima del
restauro).
L'ottagonale Cappella
è posta di fronte alla chiesa di S. Pietro: un ricchissimo
portale occupa il lato prospiciente la piazza dandogli
un effetto di sontuosità ed eleganza.
La
parte inferiore, opera di Domenico
da Capodistria morto a Vicovaro verso
il 1456, in un tardo gotico di sapore settentrionale, è composta
da ventiquattro nicchiette,
incorniciate da frontoni, pinnacoli, ghimberghe e colonnine, racchiudenti
altrettante statuette di sante e santi a tutto tondo.
Invece la parte superiore,
realizzata da Giovanni da Traù, il Dalmata,
e dalle sue maestranze, - iniziata dopo il 1464 per volere di Giovanni
Orsini, Arcivescovo di Trani, Abate di Farfa ed erede di Giovanni Antonio
- è formata da un mirabile insieme, più scultoreo che architettonico,
tipicamente rinascimentale: finte nicchie con bassorilievi dei Padri della
Chiesa e degli Evangelisti; due tondi con l'arcangelo Gabriele e l'Annunziata
ed una lunetta, incastonata in uno stupendo archivolto di Angeli, ospitante
la Vergine ed il Bambino con ai lati i Ss. Pietro e Paolo che presentano
Napoleone e Roberto Orsini, fratelli dell'Arcivescovo Giovanni e Titolari
della contea marsicana.
Concludono il ricco prospetto della facciata: un timpano, con nel frontone
due putti alati che sorreggono faticosamente l'emblema Orsini, e tre statue
poste come acroteri.
Un
leggero marcapiano, a poco più di un terzo dell'altezza, gira attorno
alle facce marmoree dell'edificio avvolgendo le tre bifore a sesto acuto
ed i pilastri, posti agli spigoli dell'ottagono, sostenti la trabeazione
terminale e otto statue di Apostoli, sempre del Dalmata.
Completa il tutto, un attico intonacato racchiudente l'invaso della cupola
a gradoni con nell'apice, controventato come una polena di una prua immaginaria,
un Arcangelo Michele che brandisce la spada.
La
costruzione del S. Giacomo, interrottasi nuovamente dopo la morte dell'Arcivescovo
Giovanni (+1477), non fu mai portata a termine completamente, perlomeno
nelle sue parti interne: i corpi degli Orsini non furono mai tumulati in
questo splendido sacello, gloria e vanto di questa zona.
Le guerre che alla fine del secolo XV si susseguirono, lo smembramento
della Contea di Tagliacozzo che fu ceduta dal Re
di Napoli ai Colonna, il venir meno della primaria importanza
militare di Vicovaro, i fatti e misfatti dei Signori di Vicovaro, avviarono
questa località, verso un lento ed inarrestabile declino, con il
conseguente abbandono di questo gioiello artistico.
Già un muro di silenzio - dopo una citazione di Pio II nel 1461
- era calato sul monumento nella seconda metà del sec XV: il Platina
nella sua opera, mentre si prolunga a descrivere le bellezze del Palazzo
Orsini e l'amenità del luogo, non fa un minimo cenno al S. Giacomo,
come pure non ne parla il Sabellico nelle sue svariate lettere ricche
di riferimenti al luogo natio, e tantomeno il Burcardo nel "Diario"
in cui illustra puntigliosamente la visita
di Papa Borgia nel luglio del 1494
a Vicovaro.
Dobbiamo arrivare alla relazione del Visitatore Apostolico Annibale De Grassis,
Vescovo di Faenza, dell'aprile del 1581, che trovò la Cappella piena
di immondizia e priva persino dell'altare, condizione in cui permarrà
ancora nel 1681 quando l'allora Vescovo Marescotti la menziona come un edificio
non completato "… giacente in stato di abbandono e spogliato
di tutto...".
Quest'insigne
costruzione nel 1692 - come tutti i beni appartenuti agli Orsini di Vicovaro
- divenne proprietà dei Bolognetti, che, dal 1693 al 1719, ne iniziarono
il ripristino nell'intenzione di farne una degna Cappella di famiglia.
Fu allora che vennero rifatti gli intonaci delle pareti e della volta, il
lastricato, eretta una sacrestia - demolita nel 1913 -. le statue in stucco,
gli armadi per i reliquari, l'altare ecc.
Ed al 1738 risale la spesa per il dipinto della Vergine
Orante (Avvocata Nostra), destinato all'altare del Tempietto:
n'è autore Giacomo Triga, eccellente pittore della scuola romana,
Accademico di S. Luca, e "virtuoso" dell'architetto Girolamo
Theodoli, fratello dell'allora principessa di Vicovaro, Flavia. Al 1752
si deve la definitiva sistemazione dell'interno con un ovale, Il Padreterno,
del pittore Salvatore Monosilio.
