Ma più terribili furono le devastazioni compiute dai Saraceni, prima durante il pontificato di Gregorio IV (827-877), poi in quello di papa Giovanni VIII negli anni 876-877.
La campagna romana si trasformò a poco a poco in un vasto deserto infestato dalle febbri. La Sabina e la Tuscia vennero messe a fuoco, i monasteri di Subiaco e Vicovaro distrutti e questo sino al pontificato di Giovanni X (916-929) quando
le orde saracene furono battute prima nella Valle del Baccano, presso Campagnano, poi, proprio nei pressi di Vicovaro nel Campo di S. Cosimato.
In verità, i riferimenti storici che riguardano questa battaglia non sono confortati da nessuna documentazione certa, ma tratti da una tradizione riportata dal Nicodemi e da un antico manoscritto che erroneamente attribuisce a Carlo Magno l’esito vittorioso della battaglia, nonostante l’evento sia avvenuto a distanza di un secolo dalla morte dell’Imperatore:
“In un bellissimo e delizioso piano corre voce ottenne Carlo Magno un’insigne vittoria contro un re saraceno, che a Saracinesco, lungi non più di che tre miglia da Vicovaro dimorava in memoria di che e per rendere al Dio degli eserciti le dovute grazie facesse una divina e capace chiesa edificare sotto l’invocazione de gloriosissimi martiri Cosma e Damiano...”.
Alla famosa battaglia sono ispirate due delle tre lunette del portico della chiesa del Convento, dipinte da Antonio Rosati da Vicovaro (1636-1683) nel 1670, due anni dopo l’insediamento dei francescani nel complesso conventuale (25 luglio 1668).
Al secolo XI risale verosimilmente, l’incastellamento di Vicovaro, sorto su quella che fu la cittadella della Varia romana, per volere dei Crescenzi-Ottaviani di Sabina, cioè di una consorteria laica che aveva occupato lo spazio politico già appartenuto alla decaduta abbazia vicovarese dei SS. Cosma e Damiano. L’agglomerato urbano della Vicovaro medioevale si sviluppò a raggiera intorno all’ex chiesa di S. Silvestro (Piazza S. Silvestro) quindi crebbe successivamente allineando le sue costruzioni lungo la strada principale che uniti i punti più importanti (Chiesa, Piazzetta del mercato, ingresso alla Rocca, ecc.) collegava la Porta, che si apriva nella parte bassa, con quella della parte alta del paese.
Ed è nel 1140 che per la prima volta troviamo testimoniato in un documento il nome Vicovaro: l’atto ci riferisce l’avvenuta occupazione, qualche anno prima, della chiesa di S. Cosimato, importante punto strategiconella valle dell’Aniene, da parte dei tiburtini: «… et tiburtinis qui tenent castrum Sancti Paoli et ecclesiam S. Cosme de Vicovaro…» .
Nel 1143 risulta invece tra i castelli facenti parte della «Regalia Beati Petri»«… Pontis Lucani, Vicovarium, S. Polum…».
Testo e immagini tratte dall'opuscolo "Vicovaro, la Storia, i Personaggi, i Luoghi".
A cura dell’Assessore alla Cultura del Comune di Vicovaro prof. Virginio Coccia, veduto e ricorretto dal prof. Alberto Crielesi.
