Vicovaro si trova sulla Via Tiburtina Valeria, dista 45 Km da Roma, 13 da Tivoli e 4 dal casello autostradale della A24 Roma-L’Aquila (Autostrada dei Parchi).
E’posto ad un’altitudine di circa 355 m. slm, conta una popolazione di 4000 abitanti ed una vastità di territorio di 36 Kmq.
Vicovaro può considerarsi la porta d’accesso naturale alla Valle dell’Aniene, alla Valle Ustica e al Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. E’ l’erede della romana Varia, posta ai confini del territorio degli Equi; la tradizione locale, in verità, lo pone nelle località Quarto del Piano e Mammalocchi confondendo così i vasti avanzi di costruzioni poligonali di ville agricole del periodo romano con antiche mura di città. Varia fu annessa, nella divisione attuata da Augusto - quando l’Aniene segnò i confini del Lazio a sud e della Sabina a nord- alla tribù Camilia, e la sua giurisdizione allora si estendeva sino alla Valle Ustica, l’odierna Valle del Licenza. Qui c’era la villa rurale del poeta Orazio, donatagli da Mecenate nel 32 a.C. Il poeta latino affermava nelle sue Epistole che a Varia solevano andare cinque dei suoi dipendenti per trattare la «cosa pubblica»:
Vilice silvararum et mihi me reddentis agelli
Quem tu fastidis habitatum quinque focis et
Quinque bonos solitum Variam dimittere patres
L’esistenza del municipium di Varia, contestata da alcuni storici, è confermata dalla iscrizione onoraria C.I.L. XIV, 3472, ritrovata nel secolo XVIII presso la fontana pubblica di fronte al Palazzo Cenci-Bolognetti ove è conservata. L’epigrafe ricorda la dedicazione di un “balneum municipibus et incolis” da parte di M. Helvius Rufus Primipilo insignito della corona civica, iscritto alla Tribù Camilia.
Varia, oltre che dal poeta venusiano, viene ricordata anche da Strabone nel suo Rerum Geographicarum.
Adriano, nella nuova divisione che fa dell’Italia, la include nella provincia Valeria, e nella Tabula Peutingeriana Varia è posta sulla Via Valeria all’ottavo miglio da Tivoli e cinque miglia prima dell’odierna Ferrata (ad Lamnas).
Il primo che localizzò l’antica Varia in Vicovaro fu il Cluverio: seguito poi in tale attribuzione dall’Olstenio e dal Fabretti, ecc.
Nei secoli precedenti il XVIII, il toponimo Vicovaro venne interpretato come Vicus Varronis o Vicus Vari, dal Biondo, da Pio II, dall’Alberti, dal Mirzio, ecc.
Lo stesso Marco Antonio Sabellico, illustre umanista nativo di Vicovaro, chiamò la sua terra natale Vicus Varronis o Vicus Valerius, supponendo anch’egli, al pari di altri scrittori, una ipotetica città di Valeria.
Le testimonianze archeologiche del passato romano di Varia sono parecchie; molti resti di ville rurali e residenziali, epigrafi e vari materiali architettonici e decorativi disseminati nella zona.
Tra questi ricordiamo:
Le poderose mura in bell’opus quadratum di cardellino che sostruiscono la zona sud verso il fiume Aniene e che raggiungono l’altezza di trenta metri circa con 14 - 15 filari;
Il sarcofago con parte frontale strigilata, raffigurante due sposi nella dextrarum iunctio con il genio dell’imene, posto come fontana pubblica a piazza Regina Margherita davanti a palazzo Bolognetti;
Le quattro belle colonne in breccia che adornano il portico della chiesa di S. Antonio, che al dire del Gori provengono dalla località Quarto del Piano;
Il cosiddetto sarcofago di Meleagro, rappresentante la caccia del cinghiale Caledonio, bellissimo esemplare del periodo dei Severi, ritrovato in località Boccoccio ed ora conservato a Roma nella Sala del Camino del Palazzo dei Conservatori;
Il mausoleo cilindrico al Km. 39,450 della via Valeria, più noto come il “sepolcro di Vicovaro”, il cui rivestimento, adornato di bucrani e festoni, è parzialmente ricomposto nel Museo Gregoriano del Vaticano;
I ruderi dei già citati Mammalocchi o Ruderi di S. Pietro con sostruzioni in opus poligonalis di villa rurale del periodo repubblicano, con ampliamentidi epoca tarda-romana;
Il sepolcro di Caio Maenio Basso, (I secolo d.C.), detto “la Lapide”, monumento funebre definitivamente ricomposto nel 1882.
Ed infine, i grandiosi resti degli acquedotti dell’Anio Vetus, dell’Anio Novus,del Claudio e del Marcio che traforata la rupe diS.
Cosimato proseguivano lungo l’Aniene verso Roma.
Nel periodo tardo-romano, Varia decadde; il suo centro abitato si spopolò sino a ridursi ad un semplice «vicus» e le popolazioni si raccolsero intorno alle ville residenziali e rurali, nei fondi facenti parte delle enormi masse (come ad esempio la Mandelana ela Jubenzana, ecc.,).
Il Cristianesimo penetrò in queste terre seguendo la Via Valeria, anche se le usanze pagane furono lente a morire. Il Monachesimo fiorì in queste zone già dai secoli V-VI; grazie alla divulgazione di S. Equizio nacquero cenobi, come quello dedicato ai ss. Martiri Cosma e Damiano (S. Cosimato), ed in questo sito, secondo la tradizione originata da un passo dei Dialoghi di S. Gregorio, avvenne il tentato avvelenamento di S. Benedetto, eletto abate di questa comunità monastica.
Le invasioni dei barbari, le scorrerie prima di Totila nel 545 poi di Autari nel 589 e di Agilulfo, finirono di infierire colpi mortali a queste località.
Testo e immagini tratte dall'opuscolo "Vicovaro, la Storia, i Personaggi, i Luoghi".
A cura dell’Assessore alla Cultura del Comune di Vicovaro prof. Virginio Coccia, veduto e ricorretto dal prof. Alberto Crielesi.
